La difficile situazione in cui versa la Transnistria ha richiesto l’intervento di Grigory Karasin, il vice ministro degli Esteri russo
Grigory Karasin, il vice ministro degli Esteri russo, è intervenuto oggi sulla possibilità che le Nazioni Unite possano intervenire per risolvere la difficile situazione in cui versa la Transnistria. Il punto di vista di Karasin sull’argomento è chiaro: la Russia non ha alcuna intenzione di modificare il formato della missione di mantenimento della pace nella regione separatista anche perchè si è dimostrato efficace per ben 25 anni.

E a chi vede di cattivo occhio l’ingerenza russa sulla questione, Grigory Karasin risponde così: “Tutti i discorsi su possibili modifiche al formato attuale dell’operazione di peacekeeping e il ritiro delle truppe russe dalla riva sinistra del fiume Nistro non hanno nulla a che fare con la realtà e ignorano il parere del popolo della Transnistria, che vede nella presenza di questi soldati la garanzia del mantenimento della pace“.
Ciononostante i deputati del Partito democratico considerano illegale la presenza delle truppe russe sul suolo della Transnistria tanto da aver inoltrato al Parlamento moldavo una dichiarazione su un eventuale loro ritiro. dichiarazione firmata poi dallo stesso Parlamento in data 21 luglio. In seguito anche la Corte costituzionale moldava ha ‘definito’ incostituzionale, tramite l’approvazione di una sentenza, la situazione attuale in Transnistria che si era separata dalla Moldova nel lontano 1990 a causa di una possibile riunificazione di Chisinau con Bucarest.
Intanto Grigory Karasin non è riuscito a celare la sua preoccupazione a causa di una forte tensione registrata nella regione separatista filorussa della Moldova orientale e ha avanzato la richiesta di nuovi colloqui in formato 5+2 alla presenza cioè della Moldova, della Transnistria, dell’Osce, Russia, dell’Ucraina e degli osservatori degli Stati Uniti e dell’Unione europea.

