L’amministrazione Trump inserisce 75 nazioni nella “black list” dei visti: tra giganti come Russia e Brasile spunta anche la Repubblica di Moldova. La mossa, basata sul principio del “carico pubblico”, punta a bloccare chiunque possa pesare sul sistema di welfare americano.
Viaggiare verso gli Stati Uniti sta per diventare un miraggio per milioni di persone. Dal 21 gennaio 2026, l’amministrazione Trump darà il via a una stretta senza precedenti: la sospensione a tempo indeterminato dell’elaborazione di tutti i visti per i cittadini di ben 75 Paesi. A sganciare la bomba è stata la Fox News, citando un memorandum del Dipartimento di Stato che non lascia spazio a interpretazioni.

C’è anche la Moldova nella lista nera
Tra i nomi che saltano subito all’occhio ci sono colossi come Russia e Brasile, ma anche nazioni già sotto i riflettori per questioni di sicurezza come Somalia, Iran e Afghanistan. Tuttavia, la notizia che sta scuotendo l’Est Europa è l’inclusione della Repubblica di Moldova. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha già confermato il provvedimento: le porte dell’America restano chiuse mentre Washington “rivaluta le procedure”.
La regola del “Carico Pubblico”: l’America non vuole “pesi”
Ma perché proprio questi Paesi? La motivazione ufficiale risiede in una vecchia disposizione della legge sull’immigrazione, il cosiddetto “public charge” (carico pubblico). In parole povere, gli USA non vogliono immigrati che possano diventare un costo per lo Stato.
Le nuove linee guida sono rigidissime. I funzionari consolari dovranno setacciare la vita dei richiedenti analizzando:
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Stato di salute ed età: gli anziani o chi ha bisogno di cure a lungo termine rischiano il no.
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Situazione finanziaria: chi ha un basso reddito o ha beneficiato di aiuti governativi in passato sarà probabilmente escluso.
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Competenze: anche il livello di inglese e il grado di istruzione peseranno come macigni sulla decisione finale.
Un clima di massima allerta
Questa decisione non nasce nel vuoto. Il Presidente Trump aveva promesso una “sospensione permanente” della migrazione dai Paesi del terzo mondo già a novembre, dopo il tragico attacco armato vicino alla Casa Bianca che è costato la vita a un membro della Guardia Nazionale.
“Useremo le nostre prerogative per dichiarare non idonei quei potenziali immigrati che approfitterebbero della generosità del popolo americano”, ha dichiarato duramente Tommy Piggott, portavoce del Dipartimento di Stato.
Cosa succede ora?
Mentre la Somalia finisce sotto la lente d’ingrandimento per scandali legati a frodi sui sussidi, per gli altri 74 Paesi (dall’Albania all’Uzbekistan, passando per la Moldova) inizia un periodo di incertezza totale. Le procedure sono ufficialmente “congelate” e non è chiaro quanto tempo servirà agli esperti americani per completare la rivalutazione promessa. Per ora, l’unica certezza è che il sogno americano, per molti, dovrà aspettare ancora a lungo.

