Mentre circa 35 leader mondiali dicono sì all’iniziativa di Donald Trump per fermare i conflitti globali, la presidente moldava chiarisce la sua posizione: «Apprezziamo gli sforzi, ma non si può prescindere dal diritto internazionale e dai confini territoriali». L’Ucraina resta in dubbio, la Russia analizza la proposta e l’Europa si spacca tra adesioni e rifiuti costituzionali.
È un debutto in grande stile, quello che Donald Trump ha messo in scena al Forum Economico di Davos. Il nuovo “Peace Council” (Consiglio di Pace) promette di essere la bacchetta magica per chiudere la partita in Ucraina e stabilizzare il Medio Oriente. Eppure, tra le grandi assenti al tavolo degli invitati, spicca la Moldova. Maia Sandu, parlando in conferenza stampa, non ha usato giri di parole: «No, non ho ricevuto alcun invito».
La linea rossa di Chisinau
Nonostante il mancato “biglietto d’ingresso”, la Sandu ha tenuto a precisare il perimetro entro cui la Moldova è disposta a dialogare. Se da un lato c’è l’apertura verso ogni «passo genuino» per la pace, dall’altro la presidente ha piantato un paletto invalicabile: il rispetto dell’integrità territoriale. Un messaggio nemmeno troppo velato rivolto a chi, nel Consiglio, potrebbe ipotizzare soluzioni che prevedano cessioni di terre in cambio della fine delle ostilità. «Spero davvero che il diritto internazionale venga tenuto in considerazione», ha ribadito con fermezza.
Chi c’è e chi frena: la geografia del Consiglio
Il board esecutivo del Consiglio è una vera e propria “inner circle” trumpiana: Marco Rubio, Steve Witkoff e Jared Kushner, con l’aggiunta dell’ex premier britannico Tony Blair. Una squadra che ha già convinto 35 leader mondiali.
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I “Sì” convinti: Israele, Arabia Saudita, Egitto, ma anche i membri NATO Turchia e Ungheria.
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Gli incerti illustri: L’Ucraina di Zelenskyy tentenna (difficile sedersi a un tavolo che potrebbe includere Mosca), mentre la Russia di Putin e la Cina stanno ufficialmente “analizzando” la proposta tramite i rispettivi uffici diplomatici.
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Il fronte dei “No”: Norvegia e Svezia hanno già declinato. La Francia di Macron sembra orientata al rifiuto, mentre in Italia il dibattito si fa tecnico-giuridico: il ministro Giorgetti ha espresso perplessità e molti esperti vedono nel Consiglio un potenziale conflitto con i principi della nostra Costituzione.
Un accordo lampo per l’Ucraina?
Trump è convinto: la fine della guerra è dietro l’angolo. Ma il “metodo Davos” rischia di creare un corto circuito diplomatico con le istituzioni tradizionali come l’ONU, dove Russia e Cina hanno potere di veto. Se il Consiglio di Pace diventerà un nuovo baricentro della geopolitica o resterà un club esclusivo di “amici della Casa Bianca”, lo diranno solo i prossimi mesi. Per ora, Maia Sandu osserva dalla finestra, ricordando al mondo che una pace senza regole è solo una tregua fragile.


