Una folla commossa, unita nel dolore, ha dato l’ultimo addio alla famiglia moldava trovata senza vita a Canaro; il paese si è stretto attorno ai coniugi Bălănuță e alla figlia Alina
Una folla silenziosa e commossa si è raccolta oggi a Canaro per l’ultimo saluto alla famiglia Bălănuță, i cui tre membri – padre, madre e figlia – sono stati trovati senza vita mercoledì scorso nella loro casa di Paviole. Decine di persone, tra colleghi, amici e semplici cittadini, si sono radunate per accompagnare la famiglia nel suo ultimo viaggio.

Nicolae, Elena e la giovane Alina, che aveva da poco ottenuto la cittadinanza italiana ed era felice di poter finalmente aiutare i suoi genitori, sono morti nel sonno, stroncati senza scampo dal monossido di carbonio, come accertato dalle autorità italiane. Erano persone tranquille, laboriose e rispettose, arrivate in Italia dalla Moldova “per una vita migliore”, come ha ricordato il sacerdote.
Alla cerimonia funebre, officiata da padre Nicolae Budui della comunità ortodossa romena di Rovigo, hanno partecipato anche i rappresentanti delle istituzioni locali e una nutrita delegazione della Cooperativa Brodolini di Bologna, dove Nicolae lavorava da tempo.
Il dolore e lo sconcerto erano palpabili. Il sindaco di Canaro, Alberto Davì, ha espresso il cordoglio di un paese intero. “Erano persone davvero speciali, quello che la nostra comunità sta vivendo è un grande dolore. È difficile per noi capire e accettare ciò che è successo”.
Durante l’omelia, il sacerdote ha offerto un messaggio di fede e di speranza, ricordando che la vita non finisce con la morte, ma è preparazione per l’eternità. Ha sottolineato l’importanza di imparare quanto sia preziosa l’esistenza. “Dobbiamo imparare quanto sia preziosa questa vita. Non è importante lavorare solo per il corpo, ma anche per l’anima”, ha esortato, aggiungendo che la famiglia Bălănuță aveva lavorato duramente per integrarsi e diventare dei buoni cittadini.
La presenza unita di moldavi, romeni e italiani alla cerimonia è stata vista come un sollievo in un momento così difficile, un segno che “le persone possano stare insieme nei momenti più difficili”. L’esortazione finale del sacerdote è stata un invito ad amare la vita e a fare le “cose essenziali che rimangono nell’eternità”, come donare un sorriso a chi ha bisogno.
La famiglia aveva acquistato e ristrutturato la modesta casa di Paviole nel 2019, costruendosi passo dopo passo il proprio angolo di serenità, circondato da un piccolo cortile e dagli affetti di una comunità che oggi piange una “pesante perdita”.
