Scontro violentissimo all’incrocio: la vittima, in Italia dal 2008, stava rientrando dopo aver finito il suo turno come addetta alle pulizie. Sotto shock la comunità moldava. Si indaga su una possibile precedenza mancata al semaforo.
Una mattina come tante, fatta di sacrifici e di chilometri percorsi per costruire un futuro migliore, si è trasformata in un incubo sull’asfalto di Bergamo. Martedì mattina, 27 gennaio, la vita di una donna moldava di 52 anni si è spezzata improvvisamente sotto le ruote di un mezzo pesante.
La vittima non era una sconosciuta per il quartiere: viveva stabilmente in Italia dal 2008 insieme al marito. Una vita divisa tra la famiglia e il lavoro frenetico. Quel maledetto martedì stava tornando a casa in sella al suo scooter dopo aver finito di pulire un’abitazione; nel pomeriggio l’aspettava un altro impegno, l’assistenza a un anziano che accudiva con dedizione.
La dinamica: un impatto che non ha lasciato scampo
Secondo le prime ricostruzioni dei media locali, lo scontro è stato terribile. Il camion, guidato da un uomo di nazionalità pakistana, ha colpito in pieno lo scooter, trascinando la corsa per circa 35 metri prima di riuscire a fermarsi del tutto.
Il destino ha voluto che tra i testimoni dell’incidente ci fosse un medico. Il dottore si è precipitato immediatamente verso la donna, tentando il tutto per tutto con le manovre di primo soccorso, ma le ferite riportate erano troppo gravi. All’arrivo delle ambulanze e delle pattuglie della Polizia, non è rimasto altro che constatare il decesso.

Le indagini: l’ombra del semaforo rosso
Ora resta da capire “perché”. Gli inquirenti stanno lavorando senza sosta per ricostruire la sequenza dei fatti. Il sospetto principale è che uno dei due mezzi possa aver attraversato l’incrocio nonostante il semaforo rosso. Come da prassi in questi casi drammatici, l’autista del camion è stato accompagnato in ospedale per i test tossicologici, necessari a verificare l’eventuale assunzione di alcol o droghe.
Dietro i rilievi tecnici e le foto della cronaca, resta il dolore sordo di una famiglia spezzata. Oltre al marito, la donna lascia un figlio di soli 23 anni, a cui l’intera comunità si stringe in un abbraccio commosso. È l’ennesima storia di una lavoratrice che scompare nel silenzio, lungo le strade di un Paese che l’aveva accolta quasi vent’anni fa.

