Un sisma rarissimo a soli 2 km di profondità scuote il nord della Moldova e riapre il caso sicurezza.
Non è la solita eco profonda che arriva dalla zona di Vrancea. Il sisma registrato il 23 gennaio nel distretto di Glodeni è un fenomeno diverso: un terremoto crostale, generato a soli due chilometri sotto la superficie.

Una rarità per la Repubblica di Moldova, solitamente spettatrice dei movimenti sismici rumeni.
Sebbene la magnitudo 3.1 non abbia causato danni strutturali, l’evento ha sollevato interrogativi sulla fragilità del territorio.
Secondo gli esperti dell’Istituto di Geologia e Sismologia, due terzi del Paese sono esposti a rischi elevati, con punte di intensità che possono raggiungere il grado 9 della scala MSK-64.
Il vero problema però non è geologico, ma strutturale. Nonostante i dati parlino chiaro, mancano programmi per la messa in sicurezza di scuole, ospedali e infrastrutture critiche.
A questo si aggiunge un’urbanizzazione selvaggia e ristrutturazioni non autorizzate che aumentano la vulnerabilità delle città.
La rete di monitoraggio nazionale garantisce un’allerta di circa 30-40 secondi per la capitale Chisinau, ma il tempo tecnologico serve a poco se gli edifici non sono pronti a reggere l’urto.

