Il leader della Transnistria punta il dito contro l’ex Presidente moldavo per il blocco dei negoziati nel 2019.
Il delicato equilibrio diplomatico sulla questione transnistriana torna a farsi incandescente. Durante una riunione tenutasi a Tiraspol il 10 febbraio, Vadim Krasnoselski, leader della regione separatista, ha lanciato pesanti accuse contro l’ex Presidente della Repubblica di Moldova, Igor Dodon, ritenendolo il principale responsabile del lungo stallo che ha paralizzato il formato di negoziazione “5+2”.

Le accuse di Tiraspol: “Bratislava e Monaco, i momenti del tradimento”
Secondo Krasnoselski, il formato “5+2” non è stato affossato dall’attuale conflitto in Ucraina, come spesso sostenuto da più parti, ma da una precisa volontà politica risalente al 2019. Il leader di Tiraspol ha citato episodi specifici: il rifiuto, da parte del rappresentante di Dodon, di firmare i documenti finali durante gli incontri di Bratislava (ottobre 2019) e successivamente di Monaco.
“Hanno avuto anni per rilanciare il dialogo prima della guerra e non lo hanno fatto”, ha incalzato Krasnoselski, definendo questo atteggiamento come un deliberato rifiuto di sedersi al tavolo delle trattative. Secondo la visione di Tiraspol, l’assenza di un dialogo formale avrebbe spalancato la porta a pressioni economiche e sociali sempre più pesanti sulla regione.
La controffensiva di Igor Dodon: «Il dialogo era vivo, oggi c’è solo il silenzio»
Non si è fatta attendere la risposta di Igor Dodon. Ai microfoni di Newsmaker, il leader del PSRM ha respinto ogni addebito, definendo poco costruttivo lo scambio di accuse reciproche. Dodon ha rivendicato i risultati del suo mandato, parlando di un dialogo “costante e sostanziale” tra le due sponde del Nistru, mantenuto anche attraverso canali diretti con mediatori e osservatori internazionali.
“Il formato 5+2 è l’unico meccanismo riconosciuto a livello internazionale capace di prevenire escalation pericolose”, ha spiegato Dodon, sottolineando come la mancanza di consultazioni regolari stia oggi portando a conseguenze negative per tutti i cittadini. Per l’ex Presidente, il vero problema è l’attuale stallo: oggi il dialogo tra Chisinau e Tiraspol sarebbe “praticamente inesistente”, lasciando un vuoto pericoloso che solo la piena riattivazione del formato negoziale potrebbe colmare.
Un futuro incerto
Mentre Tiraspol accusa il passato e Chisinau fatica a trovare una quadra nel presente, la popolazione locale resta prigioniera di un conflitto congelato che aspetta una strategia di reintegrazione reale. Il PSRM continua a chiedere la preparazione di discussioni sui parametri politici, ma con il conflitto ucraino ai confini, la riapertura del tavolo “5+2” appare oggi più complessa che mai.

