Il governo Sandu ratifica il blocco dei fondi e delle risorse economiche legato alle nuove sanzioni americane: nel mirino le società energetiche di Mosca.
La Repubblica di Moldova compie un passo decisivo nel suo percorso di distanziamento dall’influenza del Cremlino. Con una decisione pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale, Chișinău ha ufficializzato l’adesione alle sanzioni statunitensi dirette contro i colossi petroliferi della Federazione Russa. Il provvedimento, emanato dal Consiglio di Supervisione Interdipartimentale, segna una linea netta nella strategia di politica estera del Paese, colpendo direttamente i flussi finanziari legati all’energia.

Il meccanismo delle restrizioni
Non si tratta di una semplice adesione formale, ma di un pacchetto di misure operative severe. Il Consiglio ha ordinato il blocco immediato di fondi e risorse economiche che appartengono, direttamente o indirettamente, a una lunga lista di entità e individui già colpiti dai provvedimenti di Washington.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Moldpres, le nuove regole impongono un divieto assoluto:
-
È proibito fornire qualsiasi tipo di capitale o risorsa ai soggetti sanzionati.
-
È vietato l’utilizzo di asset che possano generare benefici, anche indiretti, per le compagnie petrolifere moscovite.
La macchina dei controlli: tempi strettissimi
Per garantire l’efficacia della misura, il Servizio delle Entrate Statali moldavo ha ricevuto mandato di avviare monitoraggi d’ufficio per mappare la presenza di capitali russi sul territorio. Una volta identificati, il congelamento dei beni dovrà scattare in tempi record: entro due giorni lavorativi. Questo automatismo mira a prevenire tentativi di distrazione dei fondi o triangolazioni finanziarie.
L’ombra del conflitto e la stabilità interna
La decisione affonda le radici nelle manovre del Dipartimento del Tesoro USA di fine ottobre 2025. In quell’occasione, gli Stati Uniti avevano colpito le due principali major energetiche russe con l’obiettivo dichiarato di erodere la capacità di Mosca di finanziare la guerra in Ucraina.
Fino ad oggi, la Moldova aveva mantenuto un atteggiamento cauto, analizzando con attenzione l’impatto di un simile strappo sul mercato interno dei carburanti. Dopo mesi di valutazioni, la scelta di Chișinău conferma la volontà di allinearsi ai partner occidentali, nonostante i potenziali rischi di approvvigionamento per una regione storicamente dipendente dalle forniture dell’est.
La mossa di oggi rappresenta dunque un ulteriore tassello della metamorfosi geopolitica della Moldova, sempre più decisa a recidere i legami economici che la tenevano vincolata alle dinamiche del gigante russo.
