Gheorghe Maroglo, 33 anni, finirà in un carcere di massima sicurezza dopo un processo blindato. Secondo l’accusa, l’attività di trasporto tra Moldova e Ucraina avrebbe favorito azioni contro la sicurezza russa: un verdetto storico basato sulle recenti e durissime modifiche al Codice Penale di Mosca.
Il tribunale russo di Smolensk ha scritto una pagina destinata a fare giurisprudenza, seppur nell’ombra del segreto di Stato. Gheorghe Maroglo, cittadino moldavo di 33 anni con passaporto rumeno, è stato condannato a 11 anni di reclusione da scontare in una colonia penitenziaria di massima sicurezza. La sentenza colpisce un semplice autista, ma il peso politico della decisione è enorme: si tratta, infatti, della prima condanna nota basata sull’articolo 276.1 del Codice Penale russo.

Questa norma, introdotta solo alla fine del 2024, punisce gli stranieri che forniscono “assistenza consapevole a un nemico” in attività dirette contro la sicurezza nazionale russa. Una formulazione che i legali e gli osservatori internazionali definiscono estremamente ampia e discrezionale.
Maroglo, che per lavoro faceva la spola con il suo minibus tra la Moldova, l’Ucraina e la Federazione Russa trasportando merci e passeggeri, è finito nel mirino delle autorità proprio a causa dei suoi itinerari. Oltre all’accusa di “spionaggio/assistenza”, il tribunale gli ha contestato il tentato contrabbando di materiali sensibili, che spaziano da informazioni scientifiche a sostanze potenzialmente pericolose.
I dettagli del dibattimento restano avvolti nel mistero, poiché il caso è stato classificato come riservato. L’avvocato difensore, Alexandru Voscresenschi, ha confermato che la condanna è strettamente legata all’attività lavorativa del suo assistito, suggerendo che i semplici spostamenti transfrontalieri in tempo di guerra siano ormai considerati un atto ostile dal Cremlino.
Sorprendentemente, Maroglo ha deciso di non ricorrere in appello contro il verdetto. Una scelta che, in un contesto giudiziario dove le assoluzioni per reati contro lo Stato rasentano lo zero, appare come una rassegnata accettazione di un destino già scritto.

