Blitz dei Carabinieri e dell’Ispettorato del Lavoro in un laboratorio clandestino nel Bresciano: condizioni disumane, sanzioni record e otto minori prelevati dai servizi sociali
Dietro i cancelli di un hangar industriale che avrebbe dovuto produrre articoli in plastica, si nascondeva una realtà fatta di degrado, invisibilità e sfruttamento estremo. È quanto emerso dall’ultima operazione condotta dai Carabinieri e dall’Ispettorato del Lavoro a Palazzolo sull’Oglio, dove i militari hanno smantellato un laboratorio clandestino che impiegava 23 cittadini moldavi, tutti privi di regolari documenti di soggiorno.
Bambini tra i macchinari: il dramma dei minori
Ciò che ha maggiormente colpito gli inquirenti durante l’irruzione è stata la presenza di otto minorenni, il più piccolo dei quali ha appena 8 anni. Insieme ad altri adolescenti fino ai 16 anni, i giovanissimi vivevano e lavoravano in un ambiente insalubre, privo di qualsiasi norma di sicurezza e lontano dai banchi di scuola. Un quadro di “profond degrado sociale”, come descritto dalle autorità, che ha fatto scattare immediatamente i protocolli di protezione per l’infanzia.

Accuse di caporalato e multe salatissime
A gestire l’attività illecita era un cittadino rumeno di soli 23 anni. Il giovane titolare è stato denunciato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, reato meglio noto come caporalato. Oltre al sequestro dell’intera area produttiva e alla chiusura definitiva dell’azienda, sono state comminate multe per violazioni delle norme sulla sicurezza che superano i 100.000 euro.
Il destino dei lavoratori
Al momento, i minori e i loro genitori sono stati affidati ai servizi sociali e trasferiti in centri di accoglienza protetti. Per i 23 cittadini moldavi si apre ora un bivio legale: la magistratura dovrà decidere se procedere con il decreto di espulsione dall’Italia o se, vista la gravità dello sfruttamento subìto, concedere loro un permesso di soggiorno per motivi di giustizia, riconoscendoli ufficialmente come vittime di una moderna forma di schiavitù.
L’operazione riaccende i riflettori sulla piaga del lavoro sommerso nel Nord Italia, confermando che il caporalato non è un fenomeno limitato esclusivamente alle campagne del Mezzogiorno, ma una realtà radicata anche nei distretti industriali più produttivi del Paese.

