Un braccio di ferro legale tra due fazioni religiose si trasforma in scontro fisico: tra barricate, arresti eccellenti e accuse di “razzie”, il caso Dereneu spacca il Paese.
Il piccolo villaggio moldavo di Dereneu, nel distretto di Calarasi, è diventato l’epicentro di una crisi che va ben oltre i confini parrocchiali. Quello che era nato come un contenzioso amministrativo per la gestione della chiesa dell’”Assunzione della Vergine Maria” è degenerato in una vera e propria guerriglia urbana, portando alla luce le profonde spaccature che attraversano la società e la politica moldava.
La miccia: una sentenza mai accettata
La scintilla che ha innescato il caos è la decisione della Corte Suprema di Giustizia, che ha stabilito definitivamente che il diritto di utilizzo della chiesa locale spetta alla Chiesa Metropolitana della Bessarabia (legata al Patriarcato di Romania).
Questa decisione è stata contestata con forza dalla Chiesa Metropolitana di Moldova (legata al Patriarcato di Mosca). La situazione è precipitata quando il sacerdote Florinel Marin (Bessarabia) si è presentato per riprendere possesso dell’edificio, trovando la strada sbarrata dai sostenitori della fazione opposta e dal parroco Alexandru Popa (Moldova), che si è letteralmente barricato all’interno del tempio con la propria famiglia per giorni.

L’escalation: cariche, barricate e arresti “Fulger”
La tensione è salita alle stelle tra l’8 e l’11 febbraio 2026. Gli eventi principali hanno visto:
Celebrazioni al gelo: Impediti dalla polizia a entrare in chiesa, i fedeli legati al Patriarcato di Mosca e l’arcivescovo Petru hanno celebrato la liturgia nel cimitero, tra la neve, creando immagini di forte impatto emotivo sui social.
L’assalto al cordone: Circa 150 persone, guidate dal sindaco di Dereneu (PSRM) e da diversi sacerdoti, hanno sfondato il cordone della polizia per rientrare con la forza nel luogo di culto.
Blitz notturno: La risposta dello Stato è stata durissima. Le forze speciali “Fulger” sono intervenute arrestando il sindaco e l’avvocato della fazione filorussa, insieme ad altre quattro persone, con l’accusa di insubordinazione e furto di stazioni radio della polizia.
Il mondo politico si spacca: Sandu contro Dodon
Il caso Dereneu è diventato immediatamente un caso politico nazionale. Il leader socialista Igor Dodon ha denunciato una “razzia nelle chiese”, accusando il governo di Maia Sandu (PAS) di usare la forza per “espropriare” i beni religiosi a favore della Romania.
Dall’altro lato, il Primo Ministro Alexandru Munteanu e il Ministro della Cultura hanno respinto ogni accusa di interferenza, dichiarando che lo Stato sta semplicemente facendo rispettare la legge e le sentenze dei tribunali. Le autorità sospettano che dietro le proteste ci siano provocazioni orchestrate per dividere la società, citando anche la presenza di agitatori già coinvolti in conflitti mercenari all’estero.
Come vive la Moldova questa crisi?
Oggi Dereneu appare come un villaggio presidiato. Mentre i fedeli della Chiesa Metropolitana di Moldova hanno allestito tende e pire per scaldarsi all’esterno, la polizia mantiene il controllo degli ingressi.
La vicenda riflette il dramma della Moldova contemporanea: un Paese in bilico tra l’influenza culturale e religiosa russa e l’aspirazione all’integrazione europea e romena. La religione, in questo contesto, cessa di essere un momento di pace per diventare uno strumento di mobilitazione politica, dove ogni altare diventa una trincea.

