Un documento del Comitato Giudiziario della Camera degli Stati Uniti accende i riflettori sulle presidenziali moldave del 2024.
Un terremoto politico scuote i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico. Un rapporto provvisorio pubblicato il 3 febbraio 2026 dal Comitato Giudiziario della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti accusa apertamente la Commissione Europea di aver interferito nel processo democratico della Repubblica di Moldova durante le presidenziali del 2024.
Il “Sistema di Risposta Rapida” sotto accusa
Secondo i documenti citati dal Congresso americano, Bruxelles avrebbe attivato un meccanismo di monitoraggio dei contenuti basato sul Codice sulla Disinformazione e sul Digital Services Act (DSA). Attraverso questo sistema, a una serie di fact-checker approvati dalla Commissione sarebbe stato garantito un “canale preferenziale” per richiedere la rimozione di contenuti online nelle settimane cruciali della campagna elettorale.
“Questi fact-checker — si legge nel rapporto — sono invariabilmente schierati a sinistra e favorevoli alla censura. La loro approvazione da parte della Commissione crea un incentivo strutturale per eliminare le opinioni euroscettiche”.

Il caso Moldova e il ruolo di Maia Sandu
Il rapporto dedica ampio spazio alla situazione moldava. Un mese prima del voto che ha visto la riconferma di Maia Sandu, l’ “Hub di Supporto UE” avrebbe organizzato vertici con i giganti del web per applicare “migliori pratiche” di moderazione. Un dato che solleva dubbi di natura legale: la Moldova, infatti, non è uno Stato membro della UE.
Il documento sottolinea come l’estensione extraterritoriale del DSA a un Paese extra-UE contraddica le stesse dichiarazioni ufficiali della Commissione, suggerendo una manovra politica per proteggere i candidati allineati alle visioni di Bruxelles.
Non solo Russia: il ribaltamento della narrativa
Il rapporto statunitense va oltre, toccando anche le elezioni in Romania. Mentre le istituzioni europee avevano lanciato l’allarme per presunte interferenze russe dopo il successo di candidati populisti, i documenti interni delle piattaforme social esaminati dagli USA smentirebbero tale scenario.
In definitiva, la Commissione Giustizia americana descrive una strategia decennale della UE volta a trasformare le regole di moderazione delle piattaforme in strumenti di controllo del dibattito pubblico, con un impatto diretto sulla libertà di informazione durante le scadenze elettorali.

