Una donna moldava di 30 anni ha denunciato la zia per frode, maltrattamenti e schiavitù, dopo che avrebbe approfittato di lei per quasi sette anni, ottenendo illegalmente una pensione di invalidità dallo Stato italiano
La procura di Pesaro ha avviato un’indagine a seguito della denuncia presentata dalla 30enne nel giugno dello scorso anno e ha chiesto il sequestro della somma di 84.000 euro, l’importo complessivo della pensione percepita dalla zia a nome della nipote, con il pretesto della presunta schizofrenia.

La giovane è arrivata in Italia a soli 18 anni, dopo un’infanzia traumatica. La vita con sua zia però era tutt’altro che tranquilla.
Dopo aver ucciso la madre, il papà l’ha tenuta legata a un albero, dandole solo acqua e pane. La ragazza è rimasta con la nonna fino alla sua morte nel 2014, quando ha deciso di trasferirsi dalla zia, che viveva in Italia da molto tempo.
Invece di sostegno e affetto, ha trovato solo una serie di abusi e sfruttamenti.
Secondo i pubblici ministeri, la zia l’ha costretta a simulare i sintomi della schizofrenia per richiedere una pensione di invalidità allo Stato italiano.
La giovane inoltre ha sostenuto di essere stata costretta a vivere isolata in casa, a svolgere le faccende domestiche e a prendersi cura di una persona anziana. Poteva uscire solo con il capo coperto, per non attirare l’attenzione.
La zia ha ottenuto la custodia legale della nipote, presentandola come incapace di badare a se stessa.
Per convincerla a simulare la schizofrenia davanti alle commissioni mediche, la zia avrebbe minacciato di rimandarla di nuovo in Moldova, dove non aveva più nessuno.
Prima delle visite mediche, la donna avrebbe sedato la nipote con dei farmaci, in un’occasione è finita al pronto soccorso a causa delle vertigini.
Così, tra settembre 2016 e luglio 2023, la zia avrebbe ricevuto un totale di 84.000 euro dalla pensione di invalidità della nipote, senza che lei ne sapesse nulla.
La giovane donna, col tempo, è riuscita a sfuggire all’influenza della zia, trasferendosi in Toscana, dove si è ricostruita una vita normale. Nel frattempo, sua zia è tornata in Moldova.
Nonostante inizialmente fosse stato proposto di chiudere il caso, l’avvocato della giovane, Simona Selvanetti, ha impugnato la decisione, ottenendo così la ripresa delle indagini.
Circa 20 giorni dopo, il pm Silvia Cecchi ha ascoltato la giovane donna come testimone, e le indagini stanno ora volgendo al termine.

