Bruxelles alza la posta in gioco nei negoziati internazionali.
Il futuro della sicurezza nel vecchio continente non passa solo per Kiev, ma per un riordino complessivo di tutti i “conflitti congelati” ai margini della Russia. È questa l’essenza del documento di discussione preparato da Kaja Kallas, capo della diplomazia UE, che punta a ridisegnare i rapporti di forza tra l’Europa e Mosca.

Le tre condizioni per la pace
Il piano non lascia spazio a interpretazioni: per l’Europa, la pace è un concetto globale. Non basta il cessate il fuoco in Ucraina; è necessario che la Russia ritiri i suoi soldati dalla Transnistria (Moldova), dalla Georgia, dalla Bielorussia e dall’Armenia. Si tratta di una richiesta storica che mira a svuotare le enclave di influenza militare russa che da anni condizionano la sovranità dei Paesi vicini.
Un fronte interno da ricostruire
L’UE non si limita alla geografia, ma entra nel merito della democrazia. Nel testo si legge la richiesta esplicita di abrogare le leggi repressive sugli “agenti stranieri” e di cooperare per fare luce sugli omicidi politici di dissidenti come Alexei Navalny. È una scommessa ambiziosa che, pur scontrandosi con il secco “no” già trapelato dal Cremlino, posiziona l’Unione Europea come attore politico centrale, non più disposta a delegare la propria sicurezza a potenze terze.

