Serghei Misin, già braccio destro dell’ex presidente filorusso Igor Dodon, finisce nel mirino dei servizi segreti russi: dietro l’accusa di spionaggio si profilerebbe una violenta resa dei conti interna tra le fazioni pro-Cremlino di Chisinau.
Il clima politico tra Mosca e Chisinau si fa sempre più incandescente e, questa volta, a farne le spese è una figura di spicco della vecchia guardia socialista moldava. Serghei Misin, ex consigliere per le relazioni interetniche dell’ex presidente Igor Dodon, è stato arrestato a Mosca dagli uomini dell’FSB (il Servizio Federale di Sicurezza russo) con l’accusa pesantissima di essere un agente infiltrato del SIS, il servizio di intelligence della Repubblica di Moldova.
Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità russe, Misin sarebbe entrato nella Federazione lo scorso dicembre 2025 utilizzando il passaporto russo. Tuttavia, i dispositivi di comunicazione sequestrati durante il fermo avrebbero rivelato, secondo l’FSB, uno scambio di messaggi compromettenti con un ufficiale dei servizi moldavi. Una corrispondenza che, per gli inquirenti di Mosca, proverebbe la sua “cooperazione riservata con uno Stato straniero”.

Una “caccia al colpevole” tra i corridoi del Cremlino?
Oltre le carte giudiziarie, però, emerge uno scenario molto più torbido. Diverse fonti diplomatiche suggeriscono che l’arresto di Misin non sia altro che l’ennesimo capitolo di una guerra intestina tra i vari “vassalli” del Cremlino in Moldova. Il fallimento delle elezioni parlamentari di settembre avrebbe infatti innescato una feroce ricerca del capro espiatorio tra i servizi segreti russi e i loro alleati locali.
In particolare, il gruppo guidato dal latitante Ilan Shor sarebbe entrato in rotta di collisione con la squadra dei socialisti di Dodon. In questo gioco di specchi e tradimenti, Misin – da sempre considerato un fedelissimo della linea russa – potrebbe essere diventato la vittima sacrificale di una regolazione di conti per screditare la vecchia leadership socialista agli occhi di Putin.
Il silenzio di Chisinau e le verifiche diplomatiche
Mentre la Direzione Investigativa dell’FSB ha già confermato la custodia cautelare, il Ministero degli Affari Esteri della Moldova mantiene una linea di estrema prudenza. Tramite la missione diplomatica a Mosca, sono in corso verifiche per accertare l’identità del detenuto e la natura delle accuse. “Forniremo aggiornamenti non appena disponibili”, hanno dichiarato da Chisinau, consapevoli che ogni parola in questa vicenda potrebbe avere ripercussioni enormi sugli equilibri già fragili dell’area.
L’arresto di Misin segna un punto di non ritorno: se un uomo così vicino ai vertici filorussi viene accusato di spionaggio, significa che a Mosca nessuno, nemmeno i vecchi alleati, può più considerarsi al sicuro.

