La venuta in città di Donato Bendicenti (Roma, 18 gennaio 1964, giornalista professionista dal 1989, giornalista parlamentare dal 1996 e dal 15 settembre 2020 responsabile della sede di corrispondenza della Rai a Bruxelles), per presentare il suo ultimo libro “Al centro della tempesta. L’Europa tra ordine mondiale e disordine globale” (con prefazione di Antono Tajani, RaiLibri – LUISS University Press, 2025), è stata un’utile occasione per chiedergli ragguagli sull’andamento del percorso d’adesione nell’Unione Europea della Moldova.
Un breve botta e riposta con lui, conoscitore dei meandri diplomatici ufficiali ed ufficiosi, compreso ciò che si può sussurrare od assolutamente non dire.

Accolto nella Sala Rossa di Palazzo Scaligero, sede della Provincia di Verona, in via Santa Maria Antica, Bendicenti è intervenuto, alternandosi con l’europarlamentare della Lega, Paolo Borchia, su pressanti questioni d’attualità contemporanea su input di Simona Rossotti.
All’evento hanno presenziato il presidente della Provincia di Verona, Flavio Massimo Pasini ed il Prefetto di Verona, Demetrio Martino.
Ecco il conciso dialogo con Donato Bendicenti.
«Il percorso d’adesione è ad un punto avanzato!»
– Come procede la “marcia d’avvicinamento” della Moldova all’Unione Europea?
«Mi pare che il percorso d’adesione sia ad un punto già avanzato. La Moldova si colloca, in questo momento, tra i Paesi che sono più vicini all’ingresso nell’Unione europea ed anche il recente vertice che s’è tenuto a Bruxelles il 3 giugno scorso (https://www.bruegel.org/event/deepening-integration-through-eus-growth-plan-moldova-policy-dialogue-prime-minister-recean) ha dimostrato quanto le due parti, l’Unione Europea e la Moldova, siano attente a far sì che questo processo sia il più rapido ed il più virtuoso possibile».
– Sembra che sia in atto una sorta di “gara a chi arrivi primo” tra la Moldova e l’Ucraina (con conseguente attrito da… prestazione) all’ingresso nell’UE. Si tratta solo di illazioni o provocazioni?
«Mah! Io non credo che sussistano attriti. Sono percorsi paralleli. No! Direi che non vedo niente di tutto questo. Il problema di precedenza, semmai, è relativo sempre a quello che è l’esame da parte dell’Unione Europea delle domande d’adesione, all’ingresso formale. E per arrivare all’ingresso formale, ovviamente, c’è una fase negoziale che è stata ufficialmente aperta nello stesso giorno per la Moldova e per l’Ucraina. Io non vedo francamente nessun tipo di attrito».
– Cone ritiene verrà risolto il problema della Transnistria?
«Questo deve chiederlo alle autorità competenti».
Secondo Gert Jan Koopman, direttore generale della DG ENEST (direzione della Commissione europea responsabile della politica d’Allargamento e del Vicinato orientale), la Moldova sta proseguendo ad una velocità più rapida rispetto agli altri “pretendenti” Albania e Montenegro.
È quanto risulta anche dal già citato convegno organizzato dal think thank Bruegel a Bruxelles il 3 giugno 2025, intitolato “Deepening integration through the EU’s Growth Plan for Moldova – A policy dialogue with Prime Minister Recean” (“Approfondire l’integrazione attraverso il piano di crescita dell’UE per la Moldova – Un dialogo politico con il primo ministro Recean”). Ovverossia: “How can the EU Growth Plan boost Moldova’s economy and EU integration amid ongoing challenges?” (“In che modo il piano di crescita dell’UE può dare impulso all’economia della Moldova e all’integrazione nell’UE nonostante le sfide attuali?”.
All’importante meeting hanno partecipato Jeromin Zettelmeyer (direttore di Bruegel), Dorin Recean (primo ministro della Repubblica di Moldavia), Catarina Bjorlin Hansen (direttore e capo per la Moldova dell’European Bank for Reconstruction and Development, EBRD, Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, BERS), il sopra menzionato Gert Jan Koopman (direttore generale ENEST for Enlargement and the Eastern Neighbourhood, Allargamento e Vicinato orientale della Commissione europea).
Una retrospettiva
La Moldova ha avanzato la richiesta formale d’adesione all’Unione Europea il 3 marzo 2022 (l’Ucraina, a sua volta, il 28 febbraio 2022). Il 23 giugno dello stesso anno i 27 leader dell’UE hanno sottostato alla pressione della Commissione di concedere a Chișinău lo status di Paese candidato. Il riconoscimento dell’Ucraina, a sua volta, è del 23 giugno 2022. Il semaforo verde all’avvio dei negoziati d’adesione della Moldova, invece, è scattato il 14 dicembre 2023 (il 14 dicembre 2023 anche per l’Ucraina, secondo un percorso istituzionale “gemello” dei due aspiranti Paesi).
Con questi presupposti, l’ipotesi di fine 2027 (od anche prima, stando alle ottimistiche previsioni espresse da Gert Jan Koopman) per la chiusura dei negoziati con Chișinău apparirebbe “fattibile”, prima della fatidica richiesta agli Stati membri sulla loro disponibilità a concedere l’adesione alla Moldova.
Al vertice del Consiglio Affari Economici e Finanziari (Ecofin) del 21 giugno 2024 i 27 ministri dell’Economia e delle Finanze dell’UE hanno votato a favore dell’apertura dei negoziati con Chișinău e Kyïv (nonostante l’ostracismo per quest’ultima nazione da parte dell’Ungheria di Viktor Mihály Orbán), approvando il punto in agenda senza polemiche e discussioni sui quadri negoziali per i due Paesi candidati che sembrano concorrere a chi arriva primo sul podio di Bruxelles. Non si sa se da parenti serpenti od in serena collaborazione.
Rimane da dipanare politicamente e secondo diritto internazionale, in ogni caso, il nodo irrisolto e focolaio di tensione della regione strategica separatista russofona e filorussa della Transnistria (de facto Repubblica Moldava della Transnistria o Repubblica Moldava della Pridnestrovie), presenziata da militari del Gruppo Operativo delle Truppe Russe (GOTR). Una patata bollente per chiunque sarà delegato ad intavolare auspicabili, decisive trattative…
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi






