Il leader socialista critica Maia Sandu per aver istituito figure (“emissari speciali” come Dorin Recean e Nica Popescu) non previste dalla Costituzione, e dichiara la disponibilità del suo gruppo a iniziare una procedura di impeachment se altre fazioni parlamentari si uniranno all’iniziativa.
Le dinamiche politiche interne della Repubblica di Moldova si sono intensificate con le recenti dichiarazioni di Igor Dodon, deputato socialista ed ex Presidente. Dodon ha duramente criticato l’azione della Presidente Maia Sandu, sollevando un’allerta costituzionale che potrebbe avere ripercussioni sulla stabilità politica del Paese.
La contestazione ruota attorno alla firma di alcuni decreti presidenziali per la nomina dei cosiddetti “emissari speciali”. Tra le nomine più rilevanti figurano l’ex Primo Ministro Dorin Recean, designato emissario per lo sviluppo e la sostenibilità, e l’ex Ministro degli Esteri Nica Popescu, incaricato degli affari europei e della partnership strategica.
La violazione costituzionale contestata
Secondo l’analisi di Dodon e del suo schieramento, la creazione di tali posizioni tramite decreto presidenziale costituirebbe un passo incostituzionale. La critica si fonda sul presupposto che tali ruoli non abbiano un fondamento giuridico esplicito nella Carta Costituzionale moldava. L’introduzione della figura dell’emissario speciale nello Statuto della Cancelleria presidenziale, avvenuta solo dieci giorni prima delle nomine, viene vista come un tentativo di aggirare le norme.
Gli emissari speciali, pur agendo su istruzioni dirette del Presidente e rappresentandolo in patria e all’estero, operano a titolo gratuito e non sono inseriti nel Gabinetto del Presidente.

L’ombra dell’impeachment
Di fronte a quella che definisce una “violazione aperta della Costituzione”, l’ex Capo di Stato non ha escluso la possibilità di avviare una procedura di impeachment contro la Presidente Sandu.
Dodon ha riconosciuto i complessi passaggi procedurali necessari: l’avvio della procedura richiede il sostegno di 34 deputati, mentre la sua fazione conta su 17 mandati. Le dimissioni definitive del Presidente, in caso di esito positivo della procedura, necessiterebbero addirittura di 67 voti. Sebbene i numeri attuali rendano l’operazione difficile, il leader socialista ha lanciato un appello alle altre fazioni parlamentari, dichiarando la piena disponibilità del suo gruppo ad aderire al processo.
I nodi delle nomine eccellenti
La polemica assume un rilievo ancora maggiore in considerazione dei profili scelti. Dorin Recean, ex capo del governo fino al febbraio 2023, aveva annunciato il suo ritiro dalla politica a ottobre, subito dopo le elezioni, rinunciando al suo mandato di deputato. Ora rientra nella struttura statale per contribuire, secondo il decreto, a rafforzare la capacità dello Stato nella “prevenzione e nel contrasto delle minacce ibride alla sicurezza nazionale”.
La politologa Olesea Stamate ha suggerito che la nomina di Recean potrebbe essere vista come un modo per “mantenere l’influenza nel sistema giudiziario”.
In un contesto di alta tensione politica e istituzionale, l’accusa di Dodon pone il paese di fronte a un dibattito cruciale sul corretto esercizio dei poteri presidenziali e sui limiti della riforma amministrativa in assenza di chiare coperture normative.

