In un’intervista diventata virale, la presidente moldava ammette che voterebbe a favore dell’unificazione tra i due Paesi in un eventuale referendum, sottolineando però che la priorità del popolo resta l’ingresso nell’Unione Europea per sfuggire alle grinfie di Mosca.
Non sono parole che senti tutti i giorni da un capo di Stato, ma Maia Sandu ha deciso di parlare chiaro. Ospite di uno dei podcast più seguiti nel Regno Unito, la presidente della Moldova ha toccato un tasto che scotta: quello della riunificazione con la Romania. Senza troppi giri di parole, ha confessato che se domani i cittadini venissero chiamati alle urne per un referendum su questo tema, il suo voto sarebbe un “sì” convinto.

Perché proprio ora? Il motivo è sotto gli occhi di tutti. Con un vicino ingombrante come la Russia che prova a mettere lo zampino ovunque, per un piccolo Stato democratico sopravvivere da solo è diventata un’impresa titanica. La Sandu non ha nascosto la sua frustrazione per le interferenze di Putin e per quella propaganda che cerca di avvelenare i processi democratici del Paese.
Tuttavia, tra il desiderio personale e la realtà politica c’è di mezzo il mare. La presidente sa bene che, numeri alla mano, oggi in Moldova non esiste una maggioranza schiacciante pronta a fondersi con la Romania. Al contrario, c’è un blocco sociale solidissimo che punta tutto sull’Europa. “L’adesione all’UE è il nostro obiettivo più realistico”, ha spiegato, definendolo lo scudo migliore per proteggere la sovranità nazionale senza scossoni.
Durante la chiacchierata, c’è stato spazio anche per un po’ di amarcord e riflessioni profonde. Maia Sandu ha ricordato come la lingua romena sia riuscita a sopravvivere a decenni di russificazione forzata durante l’era sovietica e ha rievocato la sua infanzia nell’URSS, ammettendo che la grande occasione per tornare a essere un unico Paese con la Romania è stata probabilmente persa nei primi anni ’90.
Insomma, un’analisi lucida che mescola identità storica e pragmatismo politico: il sogno di una “Grande Romania” resta lì, in un cassetto, mentre la Moldova corre a tutta velocità verso Bruxelles.

