Con l’96% dei voti scrutinati delle elezioni legislative il primo partito è quello socialista, pro-Mosca, con il 21%. La coalizione che guarda ad Occidente, secondo le prime proiezioni, guadagna 54-55 seggi su 101. Si annunciano complicate le trattative per la composizione del nuovo esecutivo
La coalizione filo europea attualmente al governo in Moldova esce dalle elezioni legislative di ieri con una vittoria ma con una maggioranza esile: ha ottenuto circa il 45%% dei voti e potrà quindi contare su 54-55 seggi su 101, quindi sotto la soglia necessaria per eleggere il presidente (61) e per riformare la costituzione (67). Mentre i filorussi, nel complesso, vanno meglio del previsto.

Quando sono state scrutinate il 96% delle schede, il partito liberaldemocratico è al 19,67% (23 seggi), quello democratico al 15,91% (19 seggi) e quello liberale al 9,43% (12 seggi). I tre partiti hanno già iniziato le consultazioni per formare la nuova coalizione di governo, ma dovranno fare i conti con un’opposizione forte, che ha messo insieme oltre il 38% dei consensi, segno di un Paese ancora sostanzialmente spaccato sul proprio futuro, diviso tra l’Europa e la Russia: i comunisti, grandi favoriti della vigilia, hanno ottenuto il 17,86% (21 seggi) cedendo inaspettatamente il primo posto ai socialisti, 21,03% (26 seggi), che diventano partito di maggioranza relativa dopo aver fatto apertamente una campagna contro l’integrazione europea e a favore dell’Unione euroasiatica di Vladimir Putin.
Il boom dei socialisti, secondo i politologi, si spiega con il fatto che hanno raccolto anche il voto dei simpatizzanti di Patria, il partito di un oligarca di origine russa, Renato Usatii, escluso in extremis per presunti finanziamenti dall’estero e accreditato sino al 13% prima delle elezioni. Una esclusione criticata da Mosca, ma anche dall’Osce (“un po’ politicizzata”, ha ammesso l’organismo paneuropeo) che pure oggi ha promosso il voto moldavo come “libero e democratico”. L’affluenza è stata comunque scarsa (55,86% dei 3,1 milioni di aventi diritto).
L’ex premier Vlad Filat, leader dei liberaldemocratici, ha sostenuto che nei negoziati per la nuova coalizione non ci sarà alcuna condizione e che “solo una cosa è fuori discussione: il corso europeo, il futuro del nostro Paese in Europa”. Quanto alla sorpresa socialista, ha sostenuto, “non c’è nulla di inaspettato: non è il risultato dei socialisti, o del loro leader Igor Dodon. Tutti capiscono che è il risultato di Vladimir Vladimirovich Putin”.
L’ombra del leader del Cremlino si allunga da tempo su questa repubblica ex sovietica, che sembrava uscita dall’orbita di Mosca, pagando però dazio, come l’Ucraina e la Georgia: con guerre commerciali che hanno portato alla messa al bando in Russia del vino, della carne e dei prodotti agricoli moldavi, con minacce di cancellazione degli sconti sul gas (per il quale Chisinau dipende fortemente da Gazprom), con il rischio di una escalation del separatismo nell’autoproclamata repubblica filorussa di Transnistria, come nell’est ucraino.
In ottobre Putin aveva già ammonito la Moldova a tener conto anche degli interessi russi prima di sviluppare rapporti più stretti con Bruxelles e aveva chiesto a Chisinau di posticipare l’entrata in vigore dell’accordo di associazione con la Ue al 2016, come ha già acconsentito a fare Kiev. Insomma, la Moldova per certi versi richiama lo scenario ucraino, anche se non ha vissuto né rivoluzioni né conflitti etnico-linguistici. E la stessa minoranza russa, inferiore al 10%, è concentrata nella Transnistria. Chisinau, in ogni modo, intende mantenere lo status di neutralità, senza entrare nella Nato. Ma Putin resta diffidente. Per tentare di rafforzare la maggioranza parlamentare, secondo alcuni analisti, la nuova coalizione filo europea potrebbe intanto tentare d’imbarcare qualche deputato comunista, aprendo a un partito che mantiene una certa ambiguità sul futuro del Paese: non è contrario all’integrazione europea ma vuole rivedere l’ accordo di associazione siglato nel giugno scorso e, nello stesso tempo, rafforzare i rapporti con Mosca. (fonte Repubblica.it)
