Dalle parole al PACE emerge una strategia chiara: l’unificazione con la Romania non è solo un’ipotesi storica, ma uno scudo per restare nel mondo libero. Mentre Chisinau punta tutto sull’UE, la Presidente ammette che in un referendum voterebbe “Sì” per evitare un nuovo ritorno sotto l’influenza di Mosca.
In politica, a volte, la verità è la risposta più dirompente. Lo sa bene Maia Sandu, la Presidente della Repubblica di Moldova, che durante l’ultima sessione di domande e risposte al PACE (Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa) non si è nascosta dietro i soliti giri di parole diplomatici. A chi le chiedeva se l’unificazione con la Romania fosse davvero un’opzione sul tavolo, ha risposto con la schiettezza di chi teme per il futuro del proprio popolo: sì, l’Unione potrebbe essere la via maestra per non finire, ancora una volta, inghiottiti da Mosca.

Tra pragmatismo e paura: l’ombra di Mosca
Il ragionamento della Sandu è semplice quanto drammatico: la Moldova vuole appartenere al “mondo libero”. Dopo decenni di equilibri precari, il rischio di un’occupazione russa (o di un ritorno sotto la sua pesante influenza) è una preoccupazione quotidiana.
“Voglio che la Moldova faccia parte del mondo libero”, ha ribadito la Presidente.
Referendum e democrazia: cosa vogliono i cittadini?
Ma attenzione: Maia Sandu non è un dittatore e lo sottolinea con forza. La Moldova è una democrazia e, ad oggi, la bussola della maggioranza punta con decisione verso l’integrazione europea. Tuttavia, la strada per Bruxelles è lunga e tortuosa, basata sul “merito” e su riforme che Chisinau sta portando avanti con fatica e orgoglio, proprio come la vicina Ucraina.
La vera novità è però quel “Sì” ideale. In una recente intervista a giornalisti britannici, la Sandu ha ammesso che, se domani ci fosse un referendum sulla riunificazione con la Romania, il suo voto sarebbe favorevole. Non è solo una questione di identità culturale, ma di sicurezza nazionale.
Negoziati UE: la palla passa a Bruxelles
Mentre l’opzione rumena resta sullo sfondo come “polizza assicurativa”, il focus principale rimane l’adesione all’Unione Europea. La Moldova (insieme all’Ucraina) ritiene di aver fatto i compiti a casa e ora si aspetta che le istituzioni europee diano un segnale chiaro.
In un mondo dove i confini sono tornati a essere mobili e pericolosi, Chisinau chiede coerenza e coraggio. Perché, come suggerisce la Sandu, rimanere in una “zona grigia” oggi equivale a invitare qualcuno a occuparla.

