Il Governo moldavo cerca un punto d’incontro con gli organizzatori della protesta che da giorni agita il centro politico del paese

La Moldova verso il Referendum costituzionale sull’elezione diretta del Presidente.
Lo speaker del parlamento, Andrian Candu, ha annunciato durante una conferenza stampa che la coalizione di Governo si muoverà presto in questa direzione, probabilmente già nella prossima sessione parlamentare. Il Referendum andrebbe, così, a cambiare la legislazione attuale che prevede – sin dal 2001 – che il Presidente sia eletto dal Parlamento.
“Troppo poco”, ha risposto, però, Igor Dodon, uno dei leader dell’opposizione anti-governativa che è scesa in piazza a Chisinau dopo l’elezione a primo ministro di Pavel Filip chiedendo nuove elezioni parlamentari (richiesta, questa, che è stata, invece, respinta dal Parlamento). Dodon, capo del Partito Socialista, ha anche annunciato che le opposizioni continueranno a mantenere alto il livello della protesta, fino a che il Parlamento non sarà sciolto.
In caso di elezioni anticipate, secondo i sondaggi, sarebbero favoriti i partiti filo-russi: si tratta proprio del PSRM di Dodon e del PN di Renato Usatii. Assieme, le due formazioni arriverebbero al 32% dei voti.
Con loro, è emerso un terzo leader nelle proteste scoppiate a Chisinau dopo la nomina lampo di Filip: si tratta di Andrei Nastase, che è a capo del partito della Verità e della Dignità (DA), di stampo pro-europeo.

