Si afferma l’estrema destra. Preoccupazione per la frammentazione del Parlamento
Le elezioni in Slovacchia si sono chiuse con la vittoria del premier socialdemocratico Robert Fico che, però, non riesce ad ottenere la maggioranza e viene insidiato dalla estrema destra che si afferma a sorpresa ottenendo l’8%: il partito Ludova strana Nase Slovensko (che molti osservatori hanno definito neonazista) entra nel nuovo Parlamento slovacco con 14 deputati.
A pesare sull’esito delle elezioni anche la grave frammentazione che caratterizzerà la nuova assemblea legislativa: sono otto gli schieramenti che hanno superato la soglia di sbarramento. Lo Smer Sd si è affermato con appena il 28,3% dei consensi e non è riuscito a portare a casa neanche un terzo dei seggi a disposizione in Parlamento (il partito se ne è aggiudicato solo 49 su 150). Rispetto alle precedenti elezioni, il crollo è verticale: nel 2012 con il 44% dei voti il partito di Fico si era assicurato la stabilità e stavolta non sono bastati i toni populisti e il focus anti-migranti in campagna elettorale a convincere gli slovacchi. E ora Fico per poter governare dovrà allearsi (se ci riuscirà) con almeno due schieramenti.
Si potrebbe anche verificare, però, l’ipotesi di un’alleanza tra le frammentate forze di centrodestra (magari guidate dal partito liberale di centrodetstra Sloboda a Solidarita, che si è piazzato al secondo posto) che, se trovassero un accordo, riuscirebbero a tagliare fuori dal Governo proprio o socialdemocratici.
In chiave europea non si tratta di un esito molto positivo: l’ingovernabilità quasi certa e la possibilità di dover tornare alle urne pesano sul paese che dal prossimo luglio assumerà il semestre di presidenza del Consiglio Ue. E l’incertezza politica è aggravata anche dalla presenza di altri importanti focolai di crisi europea proprio nella zona Est del continente.

