Un veicolo aereo senza pilota, utilizzato dalla Russia negli attacchi all’Ucraina, ha compiuto un viaggio notturno estremamente strano. Entrato e uscito dagli spazi aerei di tre paesi, ha messo in massima allerta la difesa rumena e ha sollevato seri interrogativi sulla sicurezza dei confini orientali.
Tutto è iniziato quando il drone è stato rilevato mentre entrava per circa otto chilometri nello spazio aereo della Romania, in una zona vicina al Delta del Danubio. Immediatamente, l’Aeronautica Militare rumena ha fatto decollare due aerei Eurofighter Typhoon tedeschi (schierati a Mihail Kogălniceanu per la missione di polizia aerea) per monitorare la situazione.
Dopo un breve passaggio in Romania, il segnale del drone è svanito, per poi riapparire poco dopo proveniente dalla Repubblica di Moldova. Un vero e proprio zig-zag aereo: prima Ucraina, poi Romania, poi di nuovo Ucraina, un salto in Moldova e infine di nuovo vicino al confine rumeno. Una traiettoria che gli specialisti hanno definito “estremamente insolita”.

Autorizzazione a sparare, ma la decisione è stata no
La situazione non è stata presa alla leggera. L’incidente ha fatto scattare subito un messaggio RO-Alert per la popolazione nel nord della contea di Galati, un avviso che in queste zone, vicine agli attacchi russi alle infrastrutture ucraine, purtroppo è diventato familiare.
La cosa più importante? Il Ministero della Difesa Nazionale rumeno (MApN) ha confermato che l’Aeronautica aveva l’autorizzazione per abbattere il bersaglio. Nonostante il via libera, la decisione operativa è stata di non aprire il fuoco. Il motivo, come spiegato dal portavoce del MApN, colonnello Corneliu Pavel, è che il segnale del drone appariva e scompariva a intermittenza. Non c’era un’identificazione chiara e continua, e i piloti hanno voluto evitare il rischio di danni collaterali. È una cautela già adottata in altri incidenti simili.
Il contesto dell’allarme
Questo episodio non è isolato. Fa parte di una serie di sorvoli e possibili violazioni negli spazi aerei dei paesi NATO e dei loro vicini. L’intero incidente si è verificato proprio mentre la Russia stava conducendo un massiccio attacco con oltre 470 droni e 47 missili contro le infrastrutture energetiche ucraine, provocando blackout d’emergenza anche nell’ovest del Paese.
La presenza del drone fantasma nei cieli rumeni e moldavi, sebbene non abbia causato finora impatti a terra, è un chiaro segno di quanto sia alta la tensione e quanto sia importante per la NATO tenere monitorato il fianco orientale. L’episodio serve da sveglia: la sicurezza aerea in quest’area è una priorità assoluta, e non è più tempo di “giochi” di confine.
Un drone da guerra russo che gioca a “campana” tra gli spazi aerei di tre nazioni in piena notte conferma l’estrema vulnerabilità della regione e sottolinea il dilemma delle forze NATO: come difendere i cieli senza rischiare incidenti collaterali. L’indagine prosegue, ma l’allerta resta massima.
