Un giovane militare in servizio nell’Esercito Nazionale è in fin di vita dopo essersi sparato alla testa: pochi istanti prima del gesto aveva affidato ai social un lungo e doloroso addio.
È una di quelle notizie che non vorresti mai dover scrivere, perché scavano nel vuoto profondo di una generazione che troppo spesso soffre in silenzio. Stamattina, a Floresti, un ragazzo di soli 22 anni, soldato a contratto in un’unità locale dell’Esercito Nazionale, ha tentato di togliersi la vita sparandosi un colpo alla testa.

Attualmente il giovane si trova ricoverato in condizioni disperate presso l’Ospedale Distrettuale di Floresti. I medici non usano giri di parole: il quadro clinico è “estremamente grave” e si sta lottando contro il tempo per provare a strapparlo alla morte.
Ma ciò che rende questa vicenda ancora più pesante è il retroscena digitale. Prima di premere il grilletto, il soldato ha voluto parlare un’ultima volta attraverso il suo profilo Instagram. Un messaggio che sembra un grido d’aiuto rimasto inascoltato, un post in cui ha gettato via la divisa e la maschera della forza per mostrare tutta la sua fragilità.
“Grazie di tutto a tutti. Ci vediamo nell’altro mondo”, ha esordito il ragazzo, come riportato dai colleghi di nordnews.md. Le sue parole colpiscono per la loro nuda onestà: “Voglio togliermi la maschera, non sono così forte, indipendente o responsabile. Sono solo un bambino piccolo e sensibile”.
Nel post, il soldato ammette di non vedere più un senso nel futuro e di aver perso ogni stimolo, ponendo a chi legge una domanda che suona come una sfida finale: “Cosa pensi, sono stato forte a fare questo o sono debole? Ora non importa, lo so da solo”.
Mentre la comunità di Floresti resta col fiato sospeso e le autorità avviano le indagini per ricostruire la dinamica dei fatti, resta la riflessione amara su quanto pesi quel “senso di responsabilità” richiesto a chi indossa un’uniforme, e su quanto possa essere sottile il confine tra il coraggio e la disperazione più nera.

