Ucraina e Moldova ai ferri corti: il governo di Kiev introduce licenze e restrizioni sull’import di prodotti vinicoli moldavi in risposta al blocco della carne di pollo ucraina. Ecco cosa sta succedendo.
Non è solo una questione di dazi o di burocrazia, ma una vera e propria prova di forza diplomatica quella che si sta consumando lungo l’asse Kiev-Chișinău. Il governo ucraino ha infatti deciso di rispondere al pugno duro della Moldova con una misura drastica: un embargo di fatto sulle importazioni di uva, vini e alcolici moldavi, condizionato a un rigido sistema di licenze che promette di congelare il mercato per tutto il 2026.
L’origine della disputa: il “caso del pollo”
Per capire come si sia arrivati a mettere al bando il celebre vino moldavo, bisogna guardare ai banchi frigo dei supermercati. Lo scontro è esploso lo scorso 26 gennaio, quando l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare della Moldova (ANSA) ha sospeso l’importazione di carne di pollame e derivati dall’Ucraina. Il motivo? Il presunto ritrovamento di tracce di metronidazolo, un antibiotico, in alcuni campioni di mangime.
Kiev, tuttavia, non ha accettato la versione dei vicini. Le autorità ucraine accusano l’ANSA di aver diffuso dati imprecisi e di aver notificato all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) informazioni che ledono l’immagine dell’intera filiera agricola nazionale, creando un pericoloso precedente che potrebbe spingere altri Paesi a limitare le esportazioni di Kiev senza prove concrete.

La risposta di Kiev: occhio per occhio, vino per pollo
La reazione del Gabinetto dei Ministri ucraino non si è fatta attendere. Attraverso una modifica alla risoluzione n. 1795, l’importazione di uva fresca, alcol etilico e vini dalla Repubblica di Moldova sarà soggetta a licenze speciali fino a quando non cesseranno quelle che Kiev definisce “azioni discriminatorie e ostili”.
“Se la leadership dell’ANSA ritiene di poter bloccare impunemente le nostre esportazioni basandosi su dati inaccurati, deve essere pronta a spiegare ai propri produttori vinicoli perché il mercato ucraino è ora chiuso per loro”, ha commentato un rappresentante del team negoziale di Kiev.
Un braccio di ferro che pesa sull’economia
Il provvedimento colpisce i codici doganali più sensibili per l’economia di Chișinău: l’uva (0806), il vino (2204) e l’alcol etilico (2207, 2208). Si tratta di settori vitali per la Moldova, che vede nell’Ucraina uno sbocco commerciale strategico.
Dal punto di vista legale, l’Ucraina ha invocato l’Articolo 16 della legge sull’attività economica esterna, che permette ritorsioni dirette in caso di trattamenti discriminatori da parte di Stati esteri. La nota esplicativa del governo parla chiaro: lo scopo è ripristinare la parità di trattamento commerciale, denunciando come la Moldova abbia violato l’accordo OMC sulle misure sanitarie e fitosanitarie, trasformandole in una “restrizione mascherata al commercio internazionale”.
Verso una tregua difficile
Le diplomazie dei due Paesi hanno tentato per settimane di risolvere la questione attraverso gruppi di lavoro tecnici, ma il dialogo sembra essersi interrotto di fronte a quello che l’Ucraina definisce un “sabotaggio palese”. In un momento geopolitico così delicato, questa frattura commerciale rischia di avere ripercussioni che vanno ben oltre il settore agroalimentare, mettendo alla prova la solidarietà tra due nazioni che, pur condividendo percorsi di integrazione europea, si ritrovano oggi divise da un calice amaro.

