Un’indagine dei Carabinieri di Mantova, con il supporto dell’Ispettorato del Eavoro ed Europol, ha rivelato un sistema di sfruttamento che ha portato decine di cittadini moldavi illegalmente in Italia, costretti a lavorare in condizioni disumane nelle piantagioni di angurie e zucche nel Nord.
Nelle assolate campagne del Nord Italia, tra Mantova e Ferrara, dietro le distese di angurie e zucche con marchio di qualità (IGP) si nascondeva una storia amara di sfruttamento. Un’operazione congiunta, portata avanti con tenacia dai Carabinieri di Mantova, affiancati dagli ispettori del Lavoro e da Europol, ha scoperchiato un meccanismo illegale che ha di fatto trasformato decine di cittadini moldavi in lavoratori schiavi.
Queste persone, secondo quanto riportato dalle indagini, venivano prelevate e portate in Italia con la promessa, presto infranta, di un lavoro onesto. Gli organizzatori, per aggirare le rigide quote d’ingresso per i lavoratori stranieri, usavano un trucco sporco: cambiavano la nazionalità dei moldavi sui documenti, facendoli passare per bulgari o rumeni. Un modo rapido per farli “sparire” nei registri e sfruttarli senza scrupoli.
La realtà per questi lavoratori era durissima. Le loro giornate erano un inferno di sedici ore nei campi, in condizioni che la Gazzetta di Mantova ha definito disumane. Non solo venivano pagati una miseria, ma erano costretti a versare un affitto salato per alloggi che erano poco più che tuguri fatiscenti. La libertà era un lusso: erano tenuti sotto costante sorveglianza. Chiunque osasse alzare la voce o lamentarsi veniva punito immediatamente: perdita del lavoro e rimpatrio forzato.
L’indagine, che è durata circa un anno, ha puntato i riflettori su due imprenditori agricoli italiani: un 39enne di Poggio Rusco, in provincia di Mantova, e un 56enne di Bondeno, nel Ferrarese. Sono loro i principali accusati di aver gestito e sfruttato illegalmente oltre cinquanta persone. Per i due sono scattate misure cautelari: uno è finito agli arresti domiciliari, all’altro è stato vietato di lasciare la provincia.
Ma non lavoravano da soli. La Procura ha scoperto la complicità di due cittadini moldavi, due connazionali delle vittime, che si occupavano in prima persona del trasporto e della distribuzione della manodopera pagando per questo servizio. Arrestati lo scorso 14 ottobre, agivano come intermediari per conto dei due imprenditori italiani.
Questo caso, ancora una volta, suona come un forte allarme. Svela la fragilità enorme dei lavoratori stagionali che arrivano dall’Est Europa e rende evidente quanto sia urgente che le autorità aumentino i controlli sulle aziende agricole che usano manodopera straniera. Il lavoro di prevenzione è già partito con misure specifiche per proteggere chi è stato colpito da questo sistema di ingiustizia.


