Una chiesetta del 1731 circa concessa dalla Diocesi di Verona alla comunità ortodossa moldava. Dal malinconico oblio alla trascinante rivalutazione
Un luogo di culto cattolico nel recondito vicolo Basso Acquar, alla periferia sud della città, dedicato a San Gaetano Thiene (Thiene, appunto, provincia di Vicenza, ottobre 1480 – Napoli, 7 agosto 1547, cofondatore dell’Ordine dei chierici regolari teatini, proclamato santo da papa Clemente X il 12 aprile 1671, definito “Santo della Provvidenza”).
La chiesetta è stata affidata dalla diocesi scaligera alla comunità ortodossa moldava (dipendente dal vescovado ortodosso romeno d’Italia), come da quanto apposto sulla porta d’ingresso: “Episcopia Ortodoxă Română a Italiei – Parohia Ortodoxă Verona II – Sfânta Mucenitā Sofia şi Fiicele Pistis/Vera – Elpis/Nadejda – Agape/Liubovi”, cioè “Episcopato Ortodosso Romeno d’Italia – Parrocchia Ortodossa Verona II – Santa Martire Sofia e le Figlie Pistis/Fede – Elpis/Speranza – Agape/Carità”, con sottostante l’orario delle messe, al sabato ed alla domenica e l’indicazione del “preot paroh Vladimir” (“prete della parrocchia Vladimir”).

Una convenzione cattolico-ortodossa stipulata nel 2012
«Nel 2011 il vescovo Siluan della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia – ha riferito a suo tempo don Luca Merlo, delegato diocesano per l’Ecumenismo ed il Dialogo interreligioso – aveva pregato mons. Giuseppe Zenti (allora vescovo di Verona) d’accordare una chiesetta non utilizzata da destinare alle celebrazioni dei fedeli moldavi che seguono un calendario liturgico diverso da quello romeno».
«Ispirandosi a quanto prevede il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo (1993), n. 137 (Le chiese cattoliche sono edifici consacrati o benedetti, che hanno un importante significato teologico e liturgico per la comunità cattolica. Di conseguenza, sono generalmente riservate al culto cattolico. Tuttavia, se sacerdoti, ministri o comunità che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica non hanno un luogo, né gli oggetti liturgici necessari per celebrare degnamente le loro cerimonie religiose, il vescovo diocesano può loro permettere di usare una chiesa o un edificio cattolico e anche prestar loro gli oggetti necessari per il loro culto), era stata chiesta ospitalità alla Parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino, retta dai Padri Carmelitani, detentrice della chiesetta di San Gaetano Thiene, trasformata nel frattempo in sala polifunzionale e, comunque, ben poco adoperata. Il parroco al momento, padre Damiano La Manna, dopo aver informato e coinvolto il Consiglio Pastorale Parrocchiale, aveva espresso la disponibilità ad accogliere la comunità moldava. Nel 2012, quindi, veniva stipulata una convenzione per concedere la chiesetta di San Gaetano Thiene, rinnovata nell’ottobre 2015».
Convenzione che, poi, ha trovato ulteriori conferme.
La visita pastorale del vescovo Giovanni Bragadin del 15 marzo 1739
Interessanti notizie sul modesto oratorio di San Gaetano Thiene provengono dalla consultazione dell’Archivio storico della Diocesi di Verona, dove sono state elencate e descritte pure le visite pastorali del vescovo Giovanni Bragadin (o Bragadino, Venezia, 21 agosto 1699 – Venezia, 23 dicembre 1775), eletto pastore in ambito veronese da papa Clemente XII il 2 marzo 1733, consacrato il 15 marzo successivo ed in carica fino al momento in cui, il 27 novembre 1758, fu elevato da papa Clemente XIII patriarca di Venezia, restandovi fino alla morte.
Nelle relazioni riguardanti il biennio 1738-1739 (https://archiviostorico.diocesiverona.it/images/ Immagini_articoli/Pubblicazioni_on_line/bragadino_61_quintus_citta_1738-1739.pdf ) e riportate fedelmente, è rendicontata a pag, 20 anche la visita a San Gaetano Thiene, al tempo inglobata nel vasto comprensorio della chiesa cittadina di Santissima Trinità.
Era domenica 15 marzo 1739.
Redatto originariamente in latino, il testo annota (parlando in terza persona, in riferimento al vescovo): “Visitò l’oratorio pubblico intitolato a San Gaetano sotto gli stessi limiti della Santissima Trinità, eretto e dotato intorno all’anno 1731, secondo gli atti esistenti nella cancelleria vescovile, per la pietà di Giovanni Atavanti Fornareti, che provvede al mantenimento e al decoro. Vi è un unico altare dove con la stessa devozione il signor Giovanni Atavanti Fornareti fa celebrare la messa in ogni giorno di festa dal reverendo signor Vincenzo Boscaini. Vide la sacra reliquia del legno della santissima Croce di nostro Signore Gesù Cristo, visionata in questa cancelleria episcopale il 15 ottobre 1732; l’altra del piviale di S. Gaetano Thiene, come sopra rivisto il 22 agosto 1733. Visitò la sacrestia, trovò gli arredi e gli arredi sacri ben forniti e non ordinò nulla. Quindi ritornò al suo palazzo episcopale”.
Che fine hanno fatto i reperti devozionali?
Dunque, al momento della venuta pastorale del vescovo Bragadin, nella chiesetta erano custodite due pregiate reliquie: un pezzetto della croce su cui venne crocifisso Cristo ed un brandello (s’ipotizza) del piviale (ampio paramento liturgico a forma di grande mantello, aperto sul davanti e fermato sul petto da un fermaglio) di San Giovani Thiene, ambedue accertate da autorità diocesane.
Dove sono ora?
Se lo chiede anche il prete moldavo Vladimir che, saputo della circostanza storica, insiste per conoscere dove siano finiti quegli elementi di venerazione. Da anni si prende cura dell’ex competenza cattolica, adattata in ortodossa, assieme alla moglie e contando sulla collaborazione dei più disponibili fedeli che, affluendo per i momenti d’ufficio religioso, si fermano poi per stare e pranzare semplicemente insieme, in amichevole atmosfera, con spazio per i bambini nel parco ben tenuto dove, anni fa, stavano i campi da tennis d’un circolo.
Nuova vivacità religioso-aggregativa grazie alla comunità ortodossa moldava
Prima della “rinascita moldava”, la piccola chiesa aveva l’ingresso murato (com’è tuttora la porticina a lato, forse quella originaria) e presentava un preoccupante degrado esterno che aveva intaccato soprattutto la facciata, con intonaco caduto e mattoni in evidenza. Il campanile era privo di campana, ora acquisita.
Le foto di due articoli (da “Verona Fedele” del 13 giugno 1982 e da “L’Arena” del 31 dicembre 1992) documentano le condizioni del tempio in quegli anni ma pongono interrogativi sull’assenza della porta minore, del suo architrave triangolare e d’un altro elemento architettonico soprastante.
Passato dalla giurisdizione ecclesiastica della Santissima Trinità a quella di Tomba Extra nel 1858, l’edificio sacro cambiò ancora spettanza nel 1967, entrando a far parte della parrocchia di Santa Teresa di Gesù Bambino, retta dai Carmelitani Scalzi.
Alla sua ricorrenza, il 7 agosto, San Gaetano Thiene rappresentava per la gente del posto, nel lontano passato, un momento di festa popolare, una sorta di sagra con balli ed animazione. Ed oggi quel perduto senso di collettività è tornato freneticamente in auge nell’angolo prima dimenticato di Basso Acquar, in silenzioso abbandono.
Un “miracolo” alla buona: recupero in nuova vivacità religioso-aggregativa. Grazie alla comunità ortodossa moldava ed al suo dinamico preot Vladimir…
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi

