Nicoleta Rotaru, la madre moldava di 37 anni, che viveva ad Abano Terme, in provincia di Padova, fu uccisa il 2 agosto 2023
Suo marito, un italiano di nome Erik Zorzi, è stato accusato di omicidio nonostante il tentativo di simularne il suicidio.

Il processo ha portato alla luce dettagli inquietanti sulle violenze e gli abusi a cui Nicoleta è stata sottoposta durante il suo matrimonio.
Abusi ripetuti e aborto forzato
Nel 2021, la donna rimase incinta per la terza volta. A causa della pressione del marito, Nicoleta si sentì in dovere di abortire.
Fu una decisione estremamente dolorosa.
Nicoleta riuscì a trovare sostegno solo in due amici, perché la polizia, chiamata più volte a casa della coppia, non fu mai risolutiva.
Testimonianze scioccanti
Alla seconda udienza del 16 gennaio 2025, gli amici e i colleghi di Nicoleta rivelarono un quadro cupo della sua vita.
Uno degli amici intimi raccontò della gelosia e dell’estrema possessività di Zorzi:
“Sopporta cose inimmaginabili solo per il bene delle bambine. Zorzi non ha riconosciuto la sua seconda figlia fino a quando non ha imparato a parlare e a camminare”.
L’uomo la umiliava spesso, rivolgendole insulti come “sei una prostituta moldava”.
Anche i colleghi di Nicoleta confermarono la sua paura.
“Una mattina ci ha raccontato di essersi svegliata con lui sopra, e quando gli ha chiesto cosa stesse facendo, ha risposto: ‘Niente, volevo solo vedere se stavi dormendo’. Era terrorizzata”.
Segnali ignorati
Un vicino di casa raccontò di un incidente passato che ne annunciava la tragedia. Dopo una violenta discussione con il marito, Nicoleta chiese aiuto al vicino, ma quando l’uomo allertò i carabinieri, questi ritennero la situazione poco grave.
“I carabinieri mi hanno detto che avevo chiamato invano, perchè Nicoleta dormiva tranquillamente e che la situazione era già nota ai Servizi Sociali.
Il futuro tragicamente interrotto
Nonostante tutti gli abusi, Nicoleta sognava di fuggire da questa relazione tossica. Amici e colleghi raccontavano che aveva intenzione di trasferirsi in un’altra casa e offrire una vita migliore alle sue due figlie.
“Ci diceva sempre: ‘Mancano solo 100 metri…’ Con il suo nuovo lavoro, voleva chiedere un prestito in banca e andarsene”.
Mostrò ai suoi conoscenti anche diverse registrazioni in cui Zorzi minacciava di uccidere lei e le bambine.
Una tragedia preannunciata
Solo pochi mesi prima della sua morte, Nicoleta disse a un collega che si sentiva in pericolo. Chiese ad alcune sue amiche di prendersi cura delle figlie.
Le dichiarazioni rilasciate in aula dipingono il quadro di una donna che ha combattuto per le sue figlie, nonostante le circostanze terribili.
Il processo riprenderà il 29 gennaio 2025 e la famiglia e gli amici di Nicoleta sperano che la giustizia faccia luce sulla tragedia che ha scosso la comunità.

