Il Ministro Popșoi annuncia il “divorzio legale” definitivo: entro metà febbraio il Governo approverà la denuncia dei tre accordi chiave che legavano ancora Chisinau al blocco post-sovietico.
In Moldova non si scherza più. Se finora il distacco da Mosca era stato più che altro un fatto di “sentimento” e di diplomazia silenziosa, adesso siamo arrivati alle carte bollate. Il Paese ha ufficialmente premuto il tasto eject sulla CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), avviando la rimozione di quei pilastri giuridici che, dal crollo dell’URSS, lo tenevano ancora formalmente agganciato all’influenza russa.
A lanciare la notizia bomba è stato il Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri, Mihai Popșoi. Durante una chiacchierata ai microfoni di Radio Moldova, il capo della diplomazia di Chisinau non ha usato giri di parole: la Moldova sta stracciando i tre contratti “sacri” della sua appartenenza al blocco. Parliamo dello Statuto della CSI del 1993 e degli accordi fondativi del 1991 firmati a Minsk. In pratica, il certificato di nascita del legame con l’ex spazio sovietico.

Perché questo passo proprio ora?
“Ufficialmente, la Moldova non sarà più parte di questo club,” ha spiegato Popșoi. E se pensate che sia solo una formalità, vi sbagliate. Di fatto, Chisinau aveva già messo in stand-by la sua partecipazione da un pezzo, ma restava quel fastidioso legame legale che creava ambiguità. Ora, la decisione è politica: entro metà febbraio il Governo chiuderà la pratica, per poi passare la palla al Parlamento.
I numeri del “Grande Strappo”
Non si tratta di una mossa isolata, ma del culmine di un lavoro certosino. La Moldova aveva accumulato negli anni ben 283 accordi con la CSI. Un groviglio di burocrazia e trattati che sta venendo smontato pezzo dopo pezzo:
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71 accordi sono già stati cancellati.
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Altri 60 sono attualmente sotto i ferri dei giuristi.
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I 3 accordi base in fase di denuncia ora daranno il colpo di grazia legale.
Obiettivo: Europa
Il messaggio tra le righe (ma neanche troppo) è chiarissimo. Chisinau vuole che il suo status giuridico rifletta la sua ambizione: essere un Paese europeo a tutti gli effetti, senza zone d’ombra. Smarcarsi dalla CSI non è solo un atto burocratico, ma una dichiarazione di indipendenza mentale e politica.
Con questa mossa, la Moldova smette di essere un “membro sospeso” e diventa un ex membro a pieno titolo, guardando dritto verso Bruxelles e lasciandosi alle spalle, una volta per tutte, l’eredità di Minsk e di Mosca.

